DICONO DI LUI...

Alessandro Bonsanti, in Omaggio a Guglielmo Alberti, Biella 1970

“ … negli anni più recenti e prima della sua scomparsa non c’è stata persona con la quale me la sia intesa bene come con Guglielmo, … furono proprio certe sue qualità che non posseggo a rendere preziosi per me certi contatti dove intelligenza e comprensione delle cose del mondo, nonché dei nostri personali e più o meno riservati universi, agivano da catalizzatrici.”

“ …che cosa di lui più mi colpisce … è la sua sincerità … e il modo come sapeva essere generoso delle sue doti verso chi mostrava di averne bisogno.”


Alessandro Passerin d’Entréves, in Omaggio a Guglielmo Alberti, Biella 1970

“la nostra amicizia fu anche, e soprattutto, una continua reciproca educazione; e nulla è forse più toccante per me della gratitudine, che Guglielmo non cessava di manifestarmi, per il poco che gli avevo dato in cambio del molto che ebbe a darmi lui.“

Ma fu a Gobetti che dovemmo non soltanto l’educazione del carattere, ma le amicizie più salde e durature... Umberto Morra, torinese di famiglia, ma nato a Firenze e cresciuto a Roma,... col quale dovevamo formare quel trio inseparabile che solo la morte ha diviso.”


Sergio Solmi, in Omaggio a Guglielmo Alberti, Biella 1970

Avevo qualche volta intravisto Guglielmo Alberti nei corridoi del Liceo D’Azeglio, a Torino, nei primi anni della prima guerra mondiale… Fu soltanto dopo la guerra che lo ritrovai a Torino, e non rammento più ci ci fece incontrare, se Giacomino Debenedetti o Gobetti, o più probabilmente d’Entrevès… Guglielmo diventò per me, in quegli anni, una specie di modello. La nostra stessa differenza di condizioni alimentò qualcosa come un mito.“

Ammiravo, in lui… un egalitarismo che non aveva nulla di sforzato e di programmatico, come spesso accade, ma ubbidiva a una sorta di naturale giustezza del sentimento, e come ad una superiore consapevolezza della casualità dei destini”.


Jacques Heurgon, in Omaggio a Guglielmo Alberti, Biella 1970

C’est en aout 1924 que Guglielmo vint pour la première fois à Pontigny, pour une décade sur L’acquis du XIXe siècle dans l’ordre de l’intelligence’… Filippo Burzio… lui avait… proposé de l’accompagner, et il s’était laissé tenter par la curiosité de voir ‘le petit noyau’: Gide, Schlumberberg, Martin du gard, Charles du Bos, Ernst Robert Curtius… il se montra silencieux dans les discussions de l’après-déjeuner, mais plein d’entrain dans les conversations sous la charmille et très brillant dans le petits jeux du soir.”


Enid Mac Leod e Ethel Whitehorn, in Omaggio a Guglielmo Alberti, Biella 1970

fu Gide che gli aprì il mondo dei grandi moralisti francesi del diciassettesimo secolo, che ebbero un duraturo influsso sulla sua vita.”

Guglielmo era dotato di un senso dell’humuor che poteva dirsi schiettamente britannico e godeva d’ogni cosa verbalmente buffa...”

La musica e l’arte ebbero per lui un ugual peso e seppe sviluppare nei due campi un gusto poco meno che infallibile, che non gli derivava da discipline regolarmente acquisite ma gli sorgeva naturale da un’istintiva disposizione dell’animo.”


Nicki Mariano, in Omaggio a Guglielmo Alberti, Biella 1970

Quando penso a Guglielmo Alberti subito… balza su il ricordo della sua prima visita a villa I Tatti nel dicembre 1925... Guglielmo ci apparve bello ed elegante, belli soprattutto gli occhi e il sorriso; vivace anzi combattivo nella conversazione, pronto a difendere le proprie idee ma senza arroganza o presunzione.”

Si dava tutto alle cose che lo appassionavano, non ammetteva compromessi.”

Ma c’era in lui anche il lato mondano e un quasi fanciullesco trasporto nel divertirsi frequentando balli e feste”.


Piero Gadda Conti, in Omaggio a Guglielmo Alberti, Biella 1970

Ci eravamo conosciuti nell’estate del 1920, in Val d’Aosta a Gressoney Saint Jean… cominciammo a parlare tra noi di cinema e scoprimmo che entrambi eravamo propensi a prendere sul serio la nuova arte, considerata ancora generalmente dai più un fatto da baraccone che non riguardava la coltura… Mi accadde più volte di venire invitato ad assistere a delle riprese: a cominciare da quelle del famoso ‘Gli uomini che mascalzoni' di Mario Camerini, che è del ’32. Vi recitavano l’allor giovane e smilzo De Sica... In questo mondo caotico era interessante vedere come faceva spicco la calma signorilità di Alberti”.


Marion Stancioff, in Omaggio a Guglielmo Alberti, Biella 1970

Erano strani anni. Essere lì, nel cuore degli orrori, sani e sazi, a parlare di giustizia e di letteratura, di civiltà e di barbarie, di Dio e dell’uomo con un gruppo di amici – e con amici di tale livello – era poco meno che incredibile.”

Mi colpiva il modo come sapeva introdurre in ogni suo giudizio la parola e il concetto di carità…”.

Per me non c’è dubbio che Manzoni e Ménasce sono le guide che lo hanno condotto a quel rinnovo della fede cattolica che si fece in lui così decisamente manifesto nel 1944.”


Vittore Branca, in Un umanista del ‘900. Scritti su e di Guglielmo Alberti, Milano 2005

La fraternità negli anni Quaranta-Cinquanta con lui fu per me luce e nutrimento spirituali decisivi, e di cui forse sono stato indegno. Ma l’affetto e la stima altissima suppliscano l’inadeguatezza della rispondenza.”


Norberto Bobbio, in Un umanista del ‘900. Scritti su e di Guglielmo Alberti, Milano 2005

Lettore avido, curioso, appassionato, esperto nella scelta dei libri, infaticabile… uno scrittore raffinato, forse troppo dimenticato, da rileggere, e insieme di forti convinzioni morali”.


Cardinale Georges Cottier O.P., in Un umanista del ‘900. Scritti su e di Guglielmo Alberti, Milano 2005

"la questione dell’umanesimo teocentrico. Il caso voleva che lo stesso quesito fosse al centro degli interessi di Guglielmo, In questo consiste senza dubbio la ragione del nostro profondo incontro. Gli anni di angoscia e di speranza che vivevamo conducevano a riflettere sulle radici dell’humanum”.

Per Guglielmo quegli anni segnarono i primi passi di un itinerario che lo condusse a quel bel libro di maturità che è il suo Alessandro Manzoni e all’incontro con Charles de Foucauld. Senza rendermene conto fui testimone dell’inizio di questa fase della sua vita.”


Don Arrigo Chieregatti, in Un umanista del ‘900. Scritti su e di Guglielmo Alberti, Milano 2005

Una cosa particolare che mi colpì è stata l’attenzione ai problemi dell’Islam. 'Verrà il momento che l’Islam sarà importante nella vita anche dell’Europa, come lo è stato in secoli passati. Bisognerebbe prepararsi a conoscere bene l’Islam per poter dialogare con loro'. E fu su questo suggerimento di Guglielmo che pochi anni dopo comincia a frequentare l’Algeria e a prendere contatto con i paesi dell’Islam…”

L’ho sentito un uomo libero di seguire la propria strada, cercava certamente conferme e motivazioni per quello a cui credeva, e questo gli bastava.”


André Ferrière, in Omaggio a Guglielmo Alberti, Biella 1970

Guglielmo ètait heureux parmi nous et son sourure nous rendait heureux… Guglielmo Alberti était simple et bon. Pour lui, l'Evangile se vivait dans cette approche des autres, dans la lumière de l’amitié partagée, dans le souci et la peine pour le justice qui doit etre proposée aux hommes.”


Luigi Rosadoni, in Omaggio a Guglielmo Alberti, Biella 1970

“ ‘Je pressens un seul visage’ aveva scritto, cercando di esprimere la sua esperienza religiosa, la sua esperienza di Cristo.”

Il Volto di gesù dietro allo scandalo d’una Chiesa diventata sempre più istituzione e sempre meno comunione, ecco la progressiva scoperta di Guglielmo. Ed ecco la ragione del suo ingresso nella famiglia spirituale di padre Carlo de Foucauld.”

Il cosmopolitismo della sua cultura faceva corpo con un senso universale della fraternità.”

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